La quota su un esito non è una stima pura di probabilità, ma una stima maggiorata. È proprio la maggiorazione a formare il margine teorico del libro e a fare in modo che le quote proposte, sommate, descrivano poco più del cento per cento degli esiti dell'evento.
Come la maggiorazione entra nelle quote
Il trading costruisce prima una stima delle probabilità degli esiti, poi la traduce in quote e le abbassa rispetto al livello equo. Sommando i reciproci di tutte le quote esposte, il totale supera l'unità: quell'eccedenza è il margine incorporato. La distribuzione tra gli esiti può essere disomogenea: sulle opzioni meno probabili la maggiorazione è di norma più alta.
Perché il valore non è costante
L'entità della maggiorazione è un parametro gestito e cambia con le condizioni di mercato:
- qualità dell'informazione — sui campionati più seguiti la stima è più precisa, quindi il cuscinetto previsto è minore;
- numero di esiti — più il mercato è ampio, maggiori sono l'incertezza e la maggiorazione;
- fase dell'evento — a match in corso i dati si aggiornano rapidamente e il prezzo del rischio sale;
- concorrenza e regolamentazione — sui mercati licenziati maturi le quote sono sensibilmente più strette.
Il margine teorico non è il profitto
La maggiorazione incorporata si realizza per intero solo se le giocate si distribuiscono in modo equilibrato tra gli esiti. Nella pratica il denaro si posa in modo disomogeneo, una parte del volume se ne va in bonus, liquidazioni anticipate e rimborsi, e su alcuni mercati grava un'imposta sulla raccolta. La quota effettivamente trattenuta risulta quindi diversa da quella teorica, in difetto come in eccesso.
Valutare un libro da un solo numero ricavato dalle quote è perciò privo di senso: il margine teorico descrive un'intenzione, non un esito.
